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4 gennaio 2009

slow life

Domenica "mattina". Sveglia a mezzogiorno. Splende un sole magnifico dopo le nevicate degli ultimi giorni.
Dato che da un anno passo 8 ore al giorno chiusa in un negozio con luci al neon estate e inverno, proclamo che voglio andare a fare una passeggiata in campagna, quasi certa che incontrerò l'ostracismo dei miei due esemplari di maschi adolescenti.
L'adolescente grande, molto opportunisticamente, mi chiede se "per caso" ho una meta precisa o se posso dargli un passaggio fino al punto di incontro con gli altri sciamannati come lui.
L'adolescente piccolo dichiara che non muoverà il culo dal divano perchè:
1 - i suoi amici coetanei passano ancora le vacanze con la famiglia, quindi non potrà emulare il fratello maggiore
2 - se esce con me lo obbligo a mettersi una giacca imbottita anche se c'è il sole
3 - deve farsi i compiti delle vacanze (!)
Senza farmi commuovere da tanta solerzia preparo una sostanziosa colazione, intimo ai due di sbrigarsi e finalmente, alle 13e30, ci ritroviamo in macchina pronti ad uscire dalla città. Il termometro segna meno tre. Il piccolo prepara gli striscioni di protesta contro il giaccone, squallida convenzione borghese e limitazione della libertà di movimento, ma viene obbligato ad indossarlo.
Mollo il grande dagli amici e parcheggio.
Col piccolo che continua a lamentarsi di questa madre che sembra pol pot, mi inerpico verso la collina vicina. Meno di un'ora più tardi siamo in cima con le scarpe infangate ad ammirare, in perfetta solitudine, la vallata sottostante e il castello in cima alla collina di frone.
Ci sediamo sulle rocce, scatto qualche foto al panorama, chiudo gli occhi e mi metto con la faccia al sole.
Mio figlio ha smesso di protestare e canticchia "love of my life" dei Queen. Dopo un po' riapro gli occhi e lo vedo con la faccia rivolta verso la roccia.
Pensando che sia giunta l'ora di rientrare a casa dove mi aspettano lavatrici arretrate e altre amenità da massaia, lo invito a rimettersi in piedi e prepararsi a tornare a casa.
Non ricevendo risposta, ripeto l'invito che concludo con "Muoviti! Che ci aspetti?"
"Sto guardando questo pezzetto di ghiaccio sull'erba. Guardo come il sole lo sta sciogliendo. Possiamo stare ancora un po'? Hai tempo?"

Sì, amore mio, vorrei dirgli. Ho tutto il tempo che vuoi. Invece sto zitta e  mi siedo vicino a lui, a guardare come il sole di gennaio scioglie il ghiaccio, tra riflessi e baluginare di cristalli di neve. Quando tutto finisce, ci alziamo mezzi congelati e cominciamo la discesa. Mio figlio, stranamente, non ha niente da contestare e chiacchiera garrulo del più e del meno mentre schiviamo le parti più fangose del sentiero.

Caro cucciolo che stai diventando grande, che  da solo o in collaborazione con tuo fratello riesci in poche mosse a farmi spuntare due palle così, farle crescere a dismisura, mandarle in giostra e frantumarle con più o meno fragore, che mi metti in discussione per qualunque cosa, che mi saluti con la mano quando vai in gita con la scuola perchè sei in seconda media e  un bacio della mamma davanti a tutti ti mette in imbarazzo, che sei troppo acuto per essere solo un ragazzino, che capisci tutto ma proprio tutto, che con tuo fratello sei la mia vita e sai di esserlo, che della parte siciliana del tuo DNA hai ereditato, oltre ai colori, quell'indolenza che in me non ha potuto svilupparsi per fattori ambientali, oggi mi tocca di nuovo ringraziarti.
Grazie per avermi fatto fermare e rallentare il ritmo, per avermi ricordato che la lavatrice può aspettare davanti alla magia di cristalli di ghiaccio che se ne vanno piano piano brillando sotto il sole d'inverno.

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