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Diario
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17 marzo 2014

gli è tutto sbagliato...

... gli è tutto da rifare.
La scuola fa schifo, e gli insegnanti sono soli e delegittimati nella loro professionalità. I prèsidi devono dimenticare di essere stati insegnanti perchè sono assurti al ruolo di dirigenti scolastici (in cui "scolastici" è un aggettivo qualunque), di poli di più di 1000 studenti e più di 100 subordinati (tra personale docente e non docente), e devono sbrigare un sacco di incombenze burocratiche che fanno loro dimenticare di avere a che fare con esseri da formare.
I quali esseri, in tante scuole secondarie di secondo grado --nuovo nome per le scuole superiori-- sono sempre più spesso dei selvaggi maleducati con genitori ancora più maleducati di loro che li difendono a spada tratta impedendo loro di crescere nell'assunzione di responsabilità, giustificandoli sempre e comunque. Non deve stupire se "un bravo ragazzo" ammazza a pugni una che secondo lui gli ruba il posto in coda, o dà fuoco alla ragazza che lo ha lasciato. Non è stata colpa sua, e possiamo star sicuri che i suoi veri amici metteranno striscioni di supporto sotto casa sua e posteranno sui social network messaggi pieni di cuoricini per l'amico sfortunato e invettive sgrammaticate per le vittime stronze che lo hanno indispettito
Io condannerei moratti e gelmini al pagamento di multe salatissime per aver mandato in vacca la scuola pubblica, ma devo amaramente riconoscere che è stato facile per loro devastare una terra di nessuno, perchè, dopo Calamandrei, dell'Istruzione Pubblica e della sua qualità finalizzata alla formazione di buoni cittadini non è fregato un cazzo a nessuno.
Siamo sommersi dalla burocrazia teorica, perchè all'atto pratico non si può fare niente. Paradossalmente, per tutti gli operatori della scuola, non è rilevante risolvere un problema, ma segnalarlo o segnalarne i fattori di rischio in modo da essere scevro da responsabilità qualora, malauguratamente, il problema si dovesse verificare.
Pariamoci il culo, e l'ultimo chiuda la porta

18 gennaio 2009

girls just wanna have fun 2

In libreria. Giovedì ore 18e45. Manca un quarto d'ora alla fine di un'estenuante giornata.
Squilla il telefono. Sollevo la cornetta e rispondo meccanicamente: "Libreria L, buonasera"
"Buonasera, avevo telefonato l'altro giorno perchè cercavo il Principe di Macchiavelli in italiano, e non lo avevate trovato."
"Sì, signora. Mi ricordo di lei, aveva parlato con me anche l'altro giorno (ugh--)"
"Ohhh. (la commessa cretina dell'altra volta. Ora ti smerdo io)" sento un tono trionfante nella voce della signora "Dunque, il libro con la traduzione in italiano esiste, sa? E costa 5 euro. Della BUR. Un compagno di mia figlia l'ha portato a scuola. Non è vero che ci sono solo versioni con le note. C'è in italiano moderno con il testo originale a fronte. Il principe di Nicolò Macchiavelli"
"Bene, signora" scorro sul monitor la lista delle edizioni in commercio e vedo che a magazzino abbiamo 2 copie di quel che le serve "Ecco, Il Principe di Niccolò Machiavelli in Rizzoli..."
"No, non di Rizzoli, della BUR"
"Infatti: Rizzoli collana BUR Pillole. Glielo metto da parte. Mi può lasciare il suo cognome e nome, per cortesia?"
"Perchè l'altro giorno mi ha detto che non l'avevate (che commessa ignorante, non sa che libri ha in negozio)?"
"Signora, l'altro giorno non mi aveva fornito tutte queste indicazioni, e tutte le edizioni che ho preso, che erano adatte ad una quarta liceo, avevano solo le note del curatore. Supponevo che in quarta liceo si potesse leggere un testo di questo tipo senza problemi"
"Ma lei non sa... Devono fare un lavoro su questo testo. E non hanno mica il tempo di leggerlo così com'è scritto che non si capisce niente"
"Va bene, signora. Non voglio entrare nel merito. Lei ha bisogno di un libro, io ce l'ho e glielo vendo. Mi lasci pure i suoi dati che metto da parte una copia del libro per sua figlia"
"Sì. Ecco, sono la signora XY. Passo domani a prendere il libro. Buonasera (che commessa cretina)"
"Grazie, signora. Buonasera anche a lei (e alla sua bambina)"
...

Squilla di nuovo il telefono. Stavolta risponde il mio collega. Dopo mezzo minuto arriva con la seconda copia del Principe di Machiavelli "tradotto". Mi dice che è per la stessa signora XY. Nel discutere con me aveva dimenticato di dire che di copie ne voleva due.

Venerdì mattina, in libreria.
Entra un signore massiccio, e si rivolge direttamente alla mia collega alla cassa. Io sono a pochi passi da lui e sto sistemando libri negli scaffali.
"Devo ritirare due copie del principe di Macchiavelli"
Il saluto all'ingresso è un optional di cui il signore non intende usufruire.
"Il suo cognome?" fa la mia collega ignara.
"XY"

Cara signora XY e consorte,
devo ammettere che ignoravo l'esistenza di questa versione de "Il Principe" di Niccolò --con due c-- Machiavelli --con una c sola--, "tradotta" in italiano contemporaneo da Piero Melograni, edita da Rizzoli, collana BUR Pillole, 2006.

Non c'è niente da eccepire sull'egregio lavoro svolto da Melograni, il cui scopo è sicuramente quello di divulgare un'opera fondamentale per la politica e per la storia della politica.
Però sono convinta che chi frequenta un liceo abbia il diritto di sviluppare quella curiosità intellettuale che spinge a cercare la verità e a ragionare con la propria testa.
Se faccio il liceo e voglio capire "Il Principe", a 18 anni, devo leggere quello che scrive Machiavelli, come lo scrive Machiavelli, non l'interpretazione che ne dà uno studioso, per quanto insigne.
Il compito degli insegnanti è stimolare questa curiosità intellettuale, stimolare la ricerca delle fonti, allenare le menti al ragionamento critico.
In linea di principio, per lavorare su un testo bisogna usare il testo stesso. Partendo dal testo le interpretazioni saranno tante, probabilmente una per ogni studente. O anche solo due o tre, su cui concorderanno gruppi di studenti. Ci sarà sicuramente da lavorare per mettere a fuoco le idee ed elaborarle. Prendere per oro colato un'interpretazione "dall'alto", negando per principio le fonti, porta all'appiattimento intellettuale, terreno fertile per la politica berlusconiana.
So che molte volte un insegnante ha a che fare con allievi dalla preparazione lacunosa, o si ritrova in scuole in cui il programma
ha una connotazione nozionistica e non richiede particolari approfondimenti; in questi casi ben vengano le sintesi, le interpretazioni, le parafrasi, le "traduzioni" che consentono di mettere a fuoco la produzione culturale di un determinato periodo.

Cara signora XY, abbia maggior fiducia nelle doti intellettuali di sua figlia che può farcela benissimo anche se all'inizio le sembrerà di "non capire niente". La incoraggi a ricercare, a interpretare, in modo che la prossima volta siano lei ed i suoi compagni a chiedere all'insegnante di vedere "come" scriveva un determinato autore, quale significato e quale impatto potessero avere le sue parole nell'epoca in cui furono scritte, e perchè quelle stesse parole sono arrivate fino a noi.

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gennaio